Distributori automatici coperti da una tettoia, sono una pertinenza?

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Il Tar chiarisce che la tettoia che copre dei distributori automatici esterni può essere considerata una pertinenza e pertanto non necessita di permesso di costruire

Con la sentenza n. 5733/2019 il Tar Campania chiarisce che una tettoia a copertura dei distributori automatici esterni può essere considerata una pertinenza e non necessita, quindi, di un permesso di costruire.

I fatti in breve

La proprietaria di un Bar/Tabacchi impugnava l’ordinanza comunale di ripristino dello stato dei luoghi per l’abusiva realizzazione di una serie di opere, tra cui:

una piccola tettoia in legno costituito da pilastri e travi, posta a nord del fabbricato principale con dimensioni 2,40 m di lunghezza, 1,60 m di larghezza, ed altezza variabile tra i 2,15 m e 2,70 m , realizzata a copertura dei distributori automatici.

La ricorrente precisa che l’intervento risale all’anno 2009, allorquando lei protocollava apposita DIA per realizzare l’intervento a protezione di due distributori automatici di sigarette e che:

le strutture si trovano in zona D2 (zona commerciale e zona per attrezzature commerciale comprensoriale), laddove le NTA e segnatamente l’art. 4 precisano che nel calcolo dei volumi non si terrà conto dei porticati, senza operare alcun riferimento a gazebo e tettoie. Pertanto , le opere realizzate, assimilabili a porticati, rientrerebbero nel suddetto standard urbanistico. Ad ogni modo, siccome realizzabili con SCIA, sarebbero soggette soltanto alla sanzione pecuniaria.

La sentenza del Tar sulle pertinenze

Per i giudici la tettoia che copre i distributori è da considerarsi “per le sue caratteristiche, opera pertinenziale non necessitante di permesso di costruire”.

Infatti, essi sottolineano che per la giurisprudenza:

la qualifica di pertinenza urbanistica è applicabile soltanto ad opere di modesta entità e accessorie rispetto ad un’opera principale, quali ad esempio i piccoli manufatti per il contenimento di impianti tecnologici et similia, ma non anche opere che, dal punto di vista delle dimensioni e della funzione, si connotino per una propria autonomia rispetto all’opera cosiddetta principale e non siano coessenziali alla stessa, tale, cioè, che non ne risulti possibile alcuna diversa utilizzazione economica.

Nel caso di specie, il Collegio ritiene che non sussistano ragioni per discostarsi dall’indirizzo per cui, ai fini della configurabilità di una pertinenza urbanistico-edilizia, occorre anche che “sussista una dimensione ridotta e modesta del manufatto rispetto alla cosa in cui esso inerisce”.

 

praticus-ta
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