Difetti di costruzione: l’impresa deve ripristinare solo la parte difettosa o rifare tutto il lavoro?

Difetti di costruzione: la Cassazione si esprime su una richiesta di risarcimento danni ed integrale rifacimento della pavimentazione

Il proprietario di un appartamento aveva convenuto in giudizio l’impresa di costruzione da cui aveva comprato l’immobile per aver riscontrato la presenza di gravi difetti costruittivi, consistenti in crepe ed avvallamenti della pavimentazione.

Espletata una CTU, il Tribunale di primo grado aveva condannato la società al risarcimento dei danni per il rifacimento dell’intera pavimentazione.

Successivamente la Corte d’Appello confermava la gravità dei difetti costruttivi, che sulla base delle indagini tecniche eseguite aveva individuato nel seguente elenco:

  • crepe, lesioni e cavilli su numerose piastrelle
  • difetti imputabili alla tecnica adoperata (massetto in calcestruzzo alleggerito areato, tecnica difforme da quella indicata in capitolato)
  • caratteristiche qualitative delle piastrelle
  • tensioni insorte nei sottostrati

L’impresa costruttrice presentava dunque ricorso in Cassazione.

Difetti di costruzione: la sentenza di Cassazione

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 15846/2017 si esprime sul ricorso presentato dall’impresa costruttrice.

La società contesta l’errata applicazione dell’art. 1669 cc, secondo cui:

Quando si tratta di edifici o di altre cose immobili destinate per loro natura a lunga durata, se, nel corso di dieci anni dal compimento, l’opera, per vizio del suolo o per difetto della costruzione, rovina in tutto o in parte, ovvero presenta evidente pericolo di rovina o gravi difetti, l’appaltatore è responsabile nei confronti del committente e dei suoi aventi causa, purché sia fatta la denunzia entro un anno dalla scoperta. Il diritto del committente si prescrive in un anno dalla denunzia

Inoltre ritiene che le mattonelle difettose non fossero “un elevato numero”, pari soltanto ad un’ottantina delle circa 1.800 impiegate per ricoprire i 160 mq e quindi che si dovesse ripristinare la sola parte danneggiata.

Secondo la Cassazione, eventuali gravi difetti dell’edificio, a norma dell’art. 1669 cc, configurano anche le carenze costruttive dell’opera che pregiudicano in modo grave il normale godimento e/o la funzionalità e/o l’abitabilità della medesima.

Inoltre, i materiali adoperati sarebbero stati inidonei e, seppur incidenti su elementi secondari ed accessori dell’opera (quali, proprio come nel caso in esame, i rivestimenti o la pavimentazione), hanno influito negativamente ed in modo considerevole sul suo godimento compromettendo la normale utilità.

La Corte appura che è stato compromesso il pieno godimento dell’opera per i seguenti motivi:

  • tecnica costruttiva adoperata
  • qualità delle piastrelle impiegate
  • tensioni nei sottostrati
  • diffusione del problema della pavimentazione in tanti diversi ambienti della casa

Pertanto viene respinto il ricorso presentato dall’impresa e stabilito che i lavori di ripristino debbano consistere nell’integrale sostituzione della pavimentazione nelle stanze interessate, essendo necessario eseguire anche nuovi sottofondi e garantire un’omogeneità cromatica.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza di Cassazione n. 15846/2017

 

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