Detrazione fiscale per ristrutturazione e coppie di fatto: può usufruirne anche il convivente

Detrazione fiscale per ristrutturazione, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che il diritto spetta anche quando le spese sono sostenute dal convivente more uxorio

La detrazione fiscale per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio è stata resa permanente con l’introduzione, ad opera del dlgs n. 201/2011, dell’art.16-bis nel Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir).

Ai sensi del comma 1 dell’art. 16-bis, la detrazione fiscale spetta per le spese sostenute ed effettivamente rimaste a carico dei contribuenti che posseggono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile in questione.

Il diritto alla detrazione fiscale spetta ai seguenti soggetti che hanno sostenuto le spese in questione e queste sono rimaste a loro carico:

  • al proprietario o al nudo proprietario dell’immobile
  • al titolare di un diritto reale sullo stesso (uso, usufrutto, abitazione)
  • all’inquilino
  • al comodatario
  • al familiare (coniuge, parenti entro il terzo grado ed affini entro il secondo grado) del possessore o detentore dell’immobile sul quale vengono effettuati i lavori, purché abbia sostenuto le spese e sempre che la convivenza sussista fin dal momento in cui sono iniziati i lavori

Detrazione fiscale per ristrutturazione, la legge sulle unioni civili

Alla luce della legge n. 76 del 20 maggio 2016 “Regolamentazione delle unioni civili tra le persone dello stesso sesso e la disciplina delle convivenze“, viene equiparato al vincolo giuridico derivante dal matrimonio quello prodotto dalle unioni civili, anche in caso di persone delle stesso sesso (art. 1 comma 20).

Analoga equiparazione non è, invece, disposta per le convivenze di fatto, costituite ai sensi dell’art. 1, commi 36 e 37.

La legge in questione estende, però, ai conviventi di fatto alcuni specifici diritti spettanti ai coniugi (ad esempio il diritto di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali in ambito sanitario) e viene riconosciuto al convivente superstite il diritto di abitazione.

Da queste disposizioni si evince che, pur non essendo equiparate le convivenze di fatto alle unioni civili e al matrimonio, viene attribuita una specifica rilevanza giuridica a tale formazione sociale ed in tal senso si evidenzia l’esistenza di un legame concreto tra il convivente e l’immobile destinato a dimora comune.

Per questo motivo, chiarisce l’Agenzia, ai fini della detrazione fiscale per ristrutturazione (art. 16-bis Tuir), non vi è necessità che trovi titolo in un contratto di comodato in quanto la disponibilità dell’immobile da parte del convivente risulta insita nella convivenza.

Dunque il convivente more uxorio che sostenga le spese di recupero del patrimonio edilizio, nel rispetto delle condizioni previste dal richiamato art. 16-bis, può usufruire della detrazione fiscale con le stesse modalità previste per i familiari conviventi.

 

Clicca qui per scaricare l’interpello Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 64 /E del 28 luglio 2016

 


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