Demolizione o sanatoria speciale per un’opera realizzata in periodo incerto?

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Per il Tar Lazio tocca al privato provare la data di ultimazione dell’opera ai fini di una sanatoria speciale: il Comune deve accertare tale data se vuole procedere con l’ordine di demolizione

Con la sentenza n. 194 del Tar Latina si affronta il caso particolare della sanatoria speciale, ossia una sanatoria concessa per le opere realizzate senza titolo in un periodo in cui non era necessario richiederlo.

Occorre pertanto stabilire con certezza la data di realizzazione dell’opera. I giudici hanno chiarito che l’onere è del privato, ma il Comune non può intimarne la demolizione senza le verifiche necessarie.

Il caso

Un Comune intimava la demolizione di alcuni manufatti perché eseguiti a suo parere senza la richiesta del necessario titolo edilizio (permesso di costruire).

La proprietaria delle opere si opponeva e ricorreva al Tar perché sosteneva che i manufatti erano già esistenti, prima che andasse in vigore la legge n. 765/1967 (legge “Ponte”) che estendeva l’obbligo della licenza edilizia a tutto il territorio comunale anche fuori del centro abitato.

Siccome, per la proprietaria, al momento della realizzazione dei manufatti (orientativamente prima del 1967) non era previsto alcun permesso, successivamente aveva presentato una domanda in sanatoria.

La sentenza del Tar Lazio

I Giudici sottolineano che la questione su chi deve provare la data di realizzazione dell’opera e degli elementi minimi che l’Amministrazione comunale deve comunque accertare al fine di poter disporre la demolizione di un’opera della quale sia controversa l’epoca di realizzazione.

Nel caso in esame spetta al privato l’onere della prova dell’ultimazione di un’opera entro una certa data, al fine di dimostrare che essa rientra fra quelle per le quali si può ottenere una sanatoria speciale, per cui non era richiesto un atto di assenso del Comune, in quanto realizzata legittimamente senza titolo.

I Giudici osservano che il ricorrente porta a sostegno della sua tesi elementi plausibili come:

  • progetti riguardanti gli edifici insistenti sul terreno di sua proprietà, due dei quali non citati dall’Amministrazione civica nel provvedimento gravato (precedenti al 1961);
  • dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà che fissano al giugno 1966 (data antecedente all’andata in vigore della legge “Ponte”) la data di ultimazione dei manufatti in questione e che forniscono anche elementi in ordine ai materiali all’epoca utilizzati per realizzarli ed all’uso cui erano stati adibiti;
  • comunicazione di inizio lavori riferita all’immobile principale, del quale è stato contestato l’ampliamento, che si riferisce anche alla sostituzione degli infissi originari in legno con dei nuovi in alluminio;
  • una consulenza tecnica di parte redatta da un professionista abilitato che data e qualifica l’opera (oggetto della discussione) in consistenza e destinazione d’uso.

Il Comune invece si limita ad esporre che:

  • al momento del sopralluogo il manufatto era ultimato ed utilizzato e che, quindi, non erano in corso lavori edificatori;
  • non si dispone di elementi oggettivamente validi a stabilire con dovuta precisione l’epoca di realizzazione degli edifici ad uso residenziale.

La conclusione, per i Giudici, è che sussiste una obiettiva situazione di incertezza in merito all’epoca di costruzione dei manufatti contestati, per cui l’Amministrazione, prima di ingiungere il ripristino dello stato dei luoghi, avrebbe dovuto espletare più puntuali ed approfonditi accertamenti, in assenza dei quali la data di costruzione (rilevante ai fini della normativa applicabile) del manufatto contestato continua ad essere non precisata.

Il ricorso è, quindi, accolto. L’opera non può essere demolita.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza del Tar Lazio

 

praticus-ta

 

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