Decreto salva mare: i pescatori diventeranno gli “spazzini del Mediterraneo”

Il nuovo dl salva mare prevede che i pescatori che recuperano accidentalmente rifiuti nelle proprie reti potranno conferirli in apposite isole ecologiche nei porti, usufruendo di particolare agevolazioni ed incentivi

Il Consiglio dei Ministri n. 53 del 4 aprile, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ha approvato un disegno di legge (ribattezzato “decreto salva mare”) che introduce disposizioni per la promozione del recupero dei rifiuti in mare e per l’economia circolare.

I pescatori potranno finalmente portare a terra la plastica accidentalmente finita nelle reti; finora, infatti,  erano costretti a ributtarla in mare, perché altrimenti avrebbero compiuto il reato di trasporto illecito di rifiuti e sarebbero stati considerati produttori di rifiuti e avrebbero dovuto anche pagare per lo smaltimento.

Il nuovo ruolo dei pescatori

Con le nuove disposizioni, i rifiuti potranno essere portati nei porti dove saranno allestiti dei punti di raccolta e contestualmente saranno introdotti dei meccanismi premiali per i pescatori.

 Il testo ha l’obiettivo di:

  • contribuire al risanamento dell’ecosistema marino
  • promuovere l’economia circolare nel ciclo dei rifiuti
  • favorire il recupero dei rifiuti accidentalmente pescati
  • incentivare campagne volontarie di pulizia del mare
  • sensibilizzare la collettività per la diffusione di modelli comportamentali virtuosi rivolti alla prevenzione del fenomeno dell’abbandono dei rifiuti negli ecosistemi marini e alla corretta gestione degli stessi.

Il disegno di legge disciplina, quindi, la gestione e il riciclo dei rifiuti accidentalmente raccolti in mare, a mezzo delle reti durante le operazioni di pesca, e dei rifiuti volontariamente raccolti.

Al fine di evitare che i costi della gestione di tali rifiuti gravino esclusivamente sui pescatori e sugli utenti dei porti è previsto che questi siano coperti con una specifica componente della tassa sui rifiuti.

Inoltre, al fine di diffondere modelli comportamentali virtuosi rivolti alla prevenzione del fenomeno dell’abbandono dei rifiuti nell’ecosistema marino e alla loro corretta gestione, si prevede l’attribuzione di una certificazione ambientale agli imprenditori ittici che si impegnino a utilizzare materiali a ridotto impatto ambientale, partecipino a campagne di pulizia del mare o conferiscano rifiuti accidentalmente pescati.

L’emergenza plastica nel Mediterraneo

Il Mediterraneo è particolarmente esposto al problema della plastica, in quanto si tratta di un mare semichiuso: si pensa che siano almeno 250 miliardi i frammenti di plastica al suo interno. Nel Tirreno il 95% dei rifiuti galleggianti avvistati, più grandi di 25 centimetri, sono di plastica, il 41% di questi sono buste e frammenti.

In Italia esistono già dei progetti sperimentali di coinvolgimento dei pescatori nella raccolta della plastica che stanno dando ottimi risultati: nell’Arcipelago Toscano da un anno (a Livorno) e anche in Puglia, dove la Regione avvia proprio in questi giorni la sperimentazione.

Come ricordano i ricercatori, nel Mar Mediterraneo 134 specie animali sono vittime di ingestione di plastica, tra cui 60 specie di pesci, le 3 specie di tartarughe marine, 9 specie di uccelli marini e 5 specie di mammiferi marini. Tutte le specie di tartarughe marine presenti nel Mediterraneo presentano plastica nello stomaco.

 

Clicca qui per scaricare il comunicato del Consiglio dei Ministri n.53

 

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