Dall’Autorità di vigilanza puntualizzazioni sulle cause di esclusione dalle gare d’appalto per l’aggiudicazione dei LL.PP.

L’Autorità di Vigilanza ha diffuso la determinazione n.13/2003 dal titolo “Cause di esclusione dalle gare d’appalto per l’esecuzione di lavori pubblici. Profili interpretativi ed applicativi.”

L’Autorità di Vigilanza ha diffuso la determinazione n.13/2003 dal titolo “Cause di esclusione dalle gare d’appalto per l’esecuzione di lavori pubblici. Profili interpretativi ed applicativi.”
Nel citato documento l’Autorità conduce un esame minuzioso di tutte le possibili cause di esclusione delle imprese dalle gare d’appalto.
Vanno esclusi dalla partecipazione alle procedure di affidamento degli appalti e delle concessioni di lavori pubblici, e non possono stipulare i relativi contratti, i soggetti:

  1. che si trovano in stato di fallimento, di liquidazione coatta, di amministrazione controllata o di concordato preventivo o nei cui riguardi sia in corso un procedimento per la dichiarazione di una di tali situazioni (art. 75, comma 1, lett. a del D.P.R. n. 554/1999 e successive modificazioni);
  2. nei cui confronti è pendente procedimento per l’applicazione di una delle misure di prevenzione di cui all’art. 3 della Legge 27 dicembre 1956, n. 1423.
    Tale divieto opera se la pendenza del procedimento riguardi il titolare o il direttore tecnico, se si tratta di impresa individuale, il socio o il direttore tecnico, se si tratta di società in nome collettivo o in accomandita semplice, gli amministratori muniti di potere di rappresentanza o il direttore tecnico, se si tratta di altro tipo di società (art. 75, comma 1, lett. b del D.P.R. n. 554/1999 e successive modificazioni);
  3. nei cui confronti è stata pronunciata sentenza di condanna passata in giudicato, oppure di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell’art. 444 del codice di procedura penale, per reati che incidono sull’affidabilità morale e professionale.
    Il divieto opera se la sentenza è stata emessa nei confronti del titolare o del direttore tecnico, se si tratta di impresa individuale; del socio o del direttore tecnico, se si tratta di impresa in nome collettivo o in accomandita semplice; degli amministratori muniti di potere di rappresentanza o del direttore tecnico se si tratta di altro tipo di società o consorzio. In ogni caso il divieto opera anche nei confronti dei soggetti cessati dalla carica nel triennio antecedente la data di pubblicazione del bando di gara, qualora l’impresa non dimostri di avere adottato atti o misure di completa dissociazione della condotta penalmente sanzionata. Resta salva in ogni caso l’applicazione dell’art. 178 del codice penale (concernente la concessione della riabilitazione) e dell’art. 445, comma 2, del codice di procedura penale (riguardante l’estinzione del reato per decorso del termine) (art. 75, comma 1, lett. c del D.P.R. n. 554/1999 e successive modificazioni);
  4. che hanno violato il divieto di intestazione fiduciaria, posto all’art. 17, 3° comma, della legge 19 marzo 1990, n. 55 sulla prevenzione della delinquenza di tipo mafioso (art. 75, comma 1, lett. d del D.P.R. n. 554/1999 e successive modificazioni);
  5. che hanno commesso grave negligenza o malafede nell’esecuzione di lavori affidati dalla stazione appaltante che bandisce la gara (art. 75, comma 1, lett. f del D.P.R. n. 554/1999 e successive modificazioni);
  6. coloro che abbiano commesso irregolarità, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui sono stabiliti (art. 75, comma 1, lett. g del D.P.R. n. 554/1999 e successive modificazioni);
  7. che nell’anno antecedente la data di pubblicazione del bando di gara hanno reso false dichiarazioni in merito ai requisiti ed alle condizioni rilevanti per la partecipazione alle procedure di gara, risultanti dai dati in possesso dell’Osservatorio .
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