Cosa cambia con il nuovo Regolamento sui contenuti minimi dei piani di sicurezza?

A circa un mese di distanza dall’entrata in vigore del Regolamento sui contenuti minimi dei piani di sicurezza, BibLus-net ha ritenuto di tornare sull’importante provvedimento, anche in risposta alle numerose richieste di chiarimento pervenute.

A circa un mese di distanza dall’entrata in vigore del Regolamento sui contenuti minimi dei piani di sicurezza, BibLus-net ha ritenuto di tornare sull’importante provvedimento, anche in risposta alle numerose richieste di chiarimento pervenute.
Nel seguito, affronteremo, perciò, alcuni degli aspetti più rilevanti del nuovo dettato normativo, allo scopo di meglio evidenziare tutte le novità introdotte nella modalità di redazione dei principali documenti della sicurezza.

La stima dei costi della sicurezza dopo il DPR 222/2003
Prima dell’entrata in vigore del DPR 222/2003 (5 settembre 2003, ndr), nella redazione della stima dei costi della sicurezza, i tecnici avevano ampia discrezionalità; le determinazioni 37/2000 e 2/2001 dell’Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici, infatti, unico riferimento autorevole in materia non avevano valore vincolante per i professionisti.
Frequentemente, quindi, la stima dei costi della sicurezza veniva effettuata valutando, con criteri soggettivi, l’incidenza percentuale della sicurezza sui costi di ogni voce di elenco prezzi , di ogni lavorazione o, perfino, dell’intera opera da realizzare.
L’art. 7 del nuovo Regolamento, sancisce l’impossibilità di procedere in tal modo, prescrivendo l’obbligatorietà della stima analitica.
Al comma 3, infatti, si legge:”La stima dovrà essere congrua, analitica per voci singole a corpo ed a misura…”.
Il citato art. 7, inoltre, al comma 1 precisa quali sono i costi da valutare nella redazione della stima; si tratta dei costi relativi agli apprestamenti previsti nel PSC, agli impianti di terra e protezione contro le scariche atmosferiche, agli impianti antincendio, ai mezzi di protezione collettiva, etc.
Di rilievo l’introduzione, nell’elenco degli elementi da considerare per l’effettuazione della stima dei costi della sicurezza, degli interventi finalizzati alla sicurezza richiesti per lo sfasamento spaziale o temporale delle lavorazioni e dei soli DPI previsti nel PSC dovuti alle interferenze tra le lavorazioni.
Nei costi della sicurezza rientra quindi anche l’eventuale incremento di spesa per lo sfasamento temporale o spaziale delle lavorazioni quando questo è dovuto ad esigenze di sicurezza, ad esempio per evitare l’insorgere di rischi elevati dovuti ad interferenze tra le lavorazioni.
Le spese da sostenere per dotare i lavoratori dei dispositivi di protezione individuale, inoltre, non rientrano nei costi della sicurezza a meno che non si tratti di dispositivi resi necessari dalla presenza di interferenze tra diverse lavorazioni.
Per la redazione della stima occorre (art. 7 comma 3) fare riferimento ad elenchi prezzi standard o specializzati oppure a listini ufficiali, vigenti nell’area interessata; nel caso in cui ciò non sia possibile dovranno utilizzarsi analisi dei costi complete e desunte da indagini di mercato.
Gli oneri della sicurezza così determinati (art. 7 comma 4) devono essere compresi nell’importo dei totale dei lavori (cioè devono essere inclusi nel computo di progetto) ed individuano la parte del costo dell’opera da non assoggettare a ribasso di offerta delle imprese esecutrici.

La progettazione della sicurezza
Il recente DPR 222/03 pone fortemente l’accento sulle caratteristiche di specificità dei piani di sicurezza e coordinamento; rispettare la normativa con i piani cosiddetti “fotocopia”, come già sottolineato da BibLus-net, con il recente provvedimento diviene impossibile.
Nel testo del Regolamento più volte, infatti, il Legislatore si è soffermato sull’analisi di aspetti afferenti al singolo cantiere.
Per redigere un piano di sicurezza che sia conforme alle richieste normative, infatti, il tecnico ha il compito di analizzare numerosi aspetti legati non solo alle lavorazioni (già di per se impossibile da realizzare attraverso schede precompilate) ma anche all’area ed all’organizzazione del cantiere ed all’inteferenza tra le stesse lavorazioni.
Il DPR 222/03 richiede, ad esempio, di valutare eventuali rischi per l’area di cantiere legati a fattori esterni e rischi che le lavorazioni possono comportare per le aree circostanti, attraverso l’analisi dettagliata di numerosi elementi indicati nell’allegato II.
Si tratta, in pratica, di individuare ed analizzare elementi di natura idrogeologica (alvei, fossati, falde idriche etc.), tecnologica (elettrodotti, reti idriche, gasdotti, strade, ferrovie etc… ), l’eventuale presenza nelle vicinanze di altri cantieri o insediamenti produttivi, ed altre eventuali sorgenti di rischio nei cui confronti il cantiere può essere soggetto attivo o passivo.
Per quanto attiene all’organizzazione del cantiere, inoltre, (art. 3 comma 2) il PSC deve individuare ed analizzare le modalità di accesso dei mezzi di fornitura dei materiali, l’ubicazione delle aree di carico e scarico, delle zone di deposito delle attrezzature e di stoccaggio dei rifiuti, dei materiali e dei materiali che comportano rischio d’incendio o esplosione.
Particolare attenzione, inoltre, il tecnico deve dedicare alle interferenze tra lavorazioni che, come per i due precedenti aspetti, devono essere oggetto della relazione di analisi e valutazione dei rischi; il coordinatore deve individuare tutte le prescrizioni operative, le misure preventive e protettive ed i dispositivi di protezione individuale necessari ed esclusivamente ascrivibili alle interferenze tra le lavorazioni (che dovrà tenere in opportuno conto al momento di redigere la stima dei costi della sicurezza).
Gli aspetti da considerare quindi sono tali e tanti che il compito del tecnico, pure in possesso di delle conoscenze necessarie e dell’esperienza, risulta molto gravoso.
I risultati delle analisi di cui si è detto devono essere contenuti nel piano di sicurezza e coordinamento sia in forma testuale che, come indicato al comma 4 dell’art.2, sotto forma di rappresentazione grafica.
Il citato comma 4, infatti, richiede che il PSC sia corredato da almeno una planimetria “esplicativa degli aspetti della sicurezza”; in tale elaborato occorre quindi riportare le aree di deposito e stoccaggio precedentemente citate, i tracciati degli impianti, la viabilità dei mezzi, etc..
Un’attenta lettura delle nuove disposizioni normative, quindi, non solo ci dice che nella redazione dei piani di sicurezza l’attenzione deve essere rivolta, oltre che alle lavorazioni, all’area di cantiere ed alla sua organizzazione ma che tutti questi aspetti sono intimamente connessi ed inscindibili.
Attuando, inoltre, un procedimento che potremmo definire di tipo “iterativo” la progettazione dell’area e dell’organizzazione del cantiere (attraverso la redazione degli elaborati grafici) contestualmente alla redazione del PSC, consente di analizzare, individuare e minimizzare i rischi per i lavoratori, il cantiere e le aree limitrofe: in altre parole di progettare efficacemente la sicurezza.

L’informazione e la formazione come strumenti di prevenzione
Nonostante un impegno sempre crescente del Legislatore e l’intensificazione dei controlli da parte degli organismi preposti, le statistiche sugli infortuni sul lavoro nell’ambito dell’edilizia non offrono risultati rassicuranti.
Molto è stato fatto, ma ancora tanto può essere fatto in un settore che ogni anno paga un prezzo elevato in termini infortuni gravi e vite umane; per cercare di porre rimedio a questa situazione, oltre che continuare a sanzionare la mancata applicazione della normativa vigente quando ciò accade, è opportuno percorrere altre strade per diffondere la cultura della sicurezza.
Negli ultimi anni il Legislatore ha già puntato sulla formazione e sull’informazione dei lavoratori come strumento di prevenzione, muovendo dalla convinzione che chi rischia è il maggiore interessato a tutelare la propria incolumità e pertanto deve ricevere tutte le informazioni utili per poterlo fare al meglio.
L’obbligo di informare e formare i lavoratori, introdotto con il D.Lgs. 626/94 (che come noto riguarda tutti i settori di attività) è richiamato nel recente DPR 222/03, in un ambito che è opportuno evidenziare.
Il riferimento è infatti contenuto nell’art. 6 (contenuti minimi del piano operativo di sicurezza), a sottolineare l’importanza della formazione e dell’informazione in relazione allo specifico cantiere.
A differenza di lavoratori di altri settori che operano in sedi fisse (stabilimenti, uffici, etc.), infatti, un lavoratore dell’edilizia che svolge sempre la stessa attività non è esposto mai esattamente agli stessi rischi (intesi come stessa tipologia e stesso livello di rischio).
Le prevenzioni ed i rischi connessi ad una certa attività, in altre parole, possono variare in funzione delle lavorazioni che avvengono in contemporanea, di situazioni legate all’area ed all’organizzazione del cantiere specifico, etc..
Per questo motivo è fondamentale effettuare una seria attività di formazione ed informazione a monte di ogni lavoro, specifica per ogni cantiere ed ogni attività, anche attraverso la distribuzione di materiale informativo che illustri in maniera chiara e sintetica ad ogni lavoratore rischi e prevenzioni connessi all’attività da lui svolta in quello specifico cantiere ed in quello specifico momento.
Questa necessità è ora divenuta un obbligo normativo: Il Regolamento, infatti, alla lettera l) del comma 1 dell’art. 6, afferma che il piano operativo di sicurezza deve contenere la documentazione in merito all’informazione ed alla formazione fornite ai lavoratori in cantiere.

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D.P.R. 222/2003 150 Kb ACCAreader

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