contenere i rifiuti liquidi

Come contenere i rifiuti liquidi per l’abbattimento dei carichi ambientali

Contenere i rifiuti liquidi: ecco i sistemi per il recupero delle acque meteoriche finalizzati alla riduzione dei carichi ambientali

La riduzione dei carichi ambientali è uno dei requisiti ai quali il progettista, il costruttore e il gestore devono far riferimento per la realizzazione di un’edilizia sostenibile.

Carichi ambientali, cosa sono

Ricordiamo brevemente che si definiscono carichi ambientali l’insieme delle pressioni esercitate dai  fattori antropici presenti in un’area sul complesso delle risorse ambientali (V. articolo “Edilizia sostenibile, il controllo delle emissioni inquinanti in atmosfera“).

Un intervento di edilizia sostenibile deve garantire il controllo dell’incidenza dei carichi ambientali prendendo in considerazione, tra gli altri fattori, gli effluenti liquidi, ossia:

  • acque grigie inviate in fognatura
  • acque meteoriche captate e stoccate
  • permeabilità del suolo

Rifiuti liquidi

Nonostante gli elevati livelli tecnici raggiunti, si registrano ancor oggi in Italia gravi carenze nei servizi fognari di eliminazione delle acque reflue; una rilevante quota di acque nere, si stima il 50%, viene scaricata direttamente nei corpi idrici superficiali senza alcun trattamento.

Anche la funzionalità degli impianti di depurazione a valle del sistema è parziale e non sempre garantita, con costi di gestione elevati ed impatto ambientale finale decisamente non sostenibile.

In un’ottica di compatibilità ambientale degli edifici è di fondamentale importanza l’esigenza di razionalizzare l’impiego delle risorse idriche favorendo il riutilizzo, sia ad uso pubblico che privato, delle acque meteoriche e delle acque grigie.

Inoltre, occorre aumentare la capacità drenante favorendo la riserva d’acqua con conseguenti risparmi di costi d’irrigazione e ridurre l’impatto ambientale delle superfici carrabili/calpestabili favorendo l’inerbimento.

Contenimento dei rifiuti liquidi: gestione delle acque meteoriche

Le acque meteoriche rappresentano una fonte rinnovabile e locale e necessitano di semplici ed economici trattamenti per un loro utilizzo ristretto a certe applicazioni.

Nelle abitazioni gli impieghi che si presentano al riutilizzo di queste ultime sono in particolar modo:

  • il risciacquo dei wc
  • i consumi per le pulizie e il bucato
  • l’innaffiamento del giardino
  • il lavaggio dell’automobile

La razionalizzazione delle risorse idriche può avvenire mediante sistemi di captazione, filtro ed accumulo delle acque meteoriche, provenienti dal coperto degli edifici così come da spazi chiusi ed aperti, per consentirne l’impiego per usi compatibili (tenuto conto anche di eventuali indicazioni dell’ASL competente per territorio) e se viene contestualmente predisposta una rete di adduzione e distribuzione idrica delle stesse acque (rete duale) all’interno e all’esterno dell’organismo edilizio.

 

Scheda riepilogativa sulla gestione delle acque meteoriche
Obiettivo Ridurre lo scarico delle acque reflue nella rete fognaria
Requisito qualitativo Massima riduzione della quantità di acque reflue scaricate nella rete fognaria
Strategie e tecnologie di riferimento Utilizzo di deviatori e filtri

Sostituzione dell’impianto fognario con conseguente utilizzo di tecniche di fitodepurazione

Indicatori di controllo Presenza sistemi di trattamento delle acque reflue

Riduzione allacciamento alla rete fognaria

Riferimenti normativi
Indicatori di prestazione Quantità di acqua piovana raccolta all’anno normalizzata per la superficie di copertura dell’edificio
Unità di misura m3/manno

Strategie progettuali e tecnologie di riferimento

Alcuni suggerimenti su come conseguire gli obiettivi di progetto sono rappresentati dalle seguenti scelte progettuali e tecnologie di riferimento.

Deviatori in linea

I deviatori in linea vengono installati direttamente sulle caditoie sia esistenti che di nuova costruzione, evitano il passaggio di corpi grossolani nel sistema di raccolta delle acque meteoriche e nei sistemi di filtrazione successivi.

Filtro centrifugo

Il filtro centrifugo è un dispositivo generalmente interrato, composto da una camera filtrante accessibile mediante un’apertura superiore dotata di coperchio corredato di prolunghe per consentirne l’installazione a diverse profondità.

Il principio utilizzato sfrutta la velocità in ingresso dell’acqua (immessa tangenzialmente nella camera filtrante del dispositivo) intercettando e separando eventuali corpi sospesi attraverso una griglia periferica (di solito di acciaio inox con maglie di 0.2 mm di apertura) sulla quale viene proiettato il liquido in entrata. Il deflusso dei residui avviene al centro dal basso mediante una tubazione raccordata con il sistema di smaltimento; il liquido filtrato si raccoglie invece entro una intercapedine perimetrale e quindi convogliato verso il serbatoio.

La manutenzione del filtro (da eseguire circa ogni 3 mesi) si compie accedendo dal chiusino ed effettuando una prima pulizia superficiale mediante spazzolatura con scopa o apposito attrezzo sulla superficie della griglia e una pulizia più approfondita mediante estrazione e lavaggio con acqua corrente della griglia-filtro.

Filtro autopulente

Questa tipologia di dispositivi include apparecchi (da installare sia in superficie, sia entro terra) che funzionano a caduta e provvedono alla cattura del materiale indesiderato mediante filtri in tessuto per taglie di superfici captanti fino a 300 mq.

In pratica, l’acqua passando sul filtro, percola, in gran parte, nella zona sottostante depositando le impurità sulle maglie del setaccio. La quota d’acqua restante, proprio perché impedita a filtrare dalla presenza dei residui intercettati, produce un effetto di dilavamento su questi ultimi trascinandoli verso lo scarico di evacuazione collegato al sistema fognario.

Sistemi di fitodepurazione

Al posto dei filtri precedentemente descritti possono essere utilizzati con successo sistemi di fitodepurazione a flusso sommerso (verticale ed orizzontale), con i quali si raggiunge un elevato grado di filtrazione e di rimozione degli inquinanti, oltre ad una forte riduzione della carica batterica.

Il dimensionamento viene fatto principalmente dal punto di vista idraulico, in base al tipo di inerte scelto e al corrispondente coefficiente di conducibilità idraulica. In caso di disponibilità di aree e quando l’acqua viene riutilizzata per usi irrigui, possono inoltre essere utilizzati sistemi a flusso libero che oltre a garantire un’efficace rimozione degli inquinati, possono funzionare come bacino di accumulo e/o di laminazione prima dell’immissione nell’ambiente.

Le tecniche di fitodepurazione più diffuse ed adatte ai nostri climi, utilizzabili in assenza di grandi spazi, sono i sistemi a flusso sub-superficiale (subsurface flow wetland) orizzontale che utilizzano macrofite radicate emergenti (Fragmiti, Tife ecc.), in grado di garantire rendimenti ottimali in tutte le stagioni.

Sono consigliate anche strutture climatizzate in serra e, ove previsto, il riutilizzo delle acque per fini non potabili, anche la dinamizzazione con flow-form.

Utilizzando tali tecniche si assolvono diverse esigenze:

  • eliminare l’impatto ambientale dei reflui dei sistemi a concentrazione con depuratori
  • utilizzare l’acqua recuperata per l’irrigazione del verde, il lavaggio di parti comuni, l’alimentazione degli sciacquoni dei bagni, il lavaggio delle automobili
  • chiusura del ciclo dell’acqua in loco con creazione di aree verdi, laghetti, ruscelli e biotopi umidi per favorire la naturalizzazione e la gradevolezza paesaggistica del sito
  • abbattimento dei lavori di creazione e manutenzione delle opere idrauliche per il trasporto idrico all’impianto di depurazione
  • risparmio di corrente elettrica necessaria alle clorazioni ed ai trattamenti chimico-fisici di finissaggio degli impianti tradizionali
  • utilizzo di acqua recuperata come sistema bioclimatico

 

Schema di riutilizzo delle acque meteoriche per un'abitazione civile

Schema di riutilizzo delle acque meteoriche per un’abitazione civile

 

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2 commenti
  1. studio di ingegneria Bianchini R & R - Velletri Via delle mura 19 Pal. C
    studio di ingegneria Bianchini R & R - Velletri Via delle mura 19 Pal. C dice:

    L’articolo è interessante, ma lascia perplesso l’utilizzo e l’applicazione pratica in centro urbani del centro italia come Velletri, dove abito io, dove esistono le presenti realta:
    a)- Centri storici risalenti come minimo ad oltre 1 secolo fa – dove praticamente non esistono fognature e se esistono non sono mai mappate e verificate con realta che spesso gli scarichi (oltre a non essere duali) SONO ROTTI E CONSUMATI E PERTANTO SI INFILTRANO A SUB IRRIGAZIONE LIBERA sotto i palazzi e le strade;
    b)- Zone di completamenti urbani (zone B) edificate nel periodo dal 1950 al 1990 con situazioni meno compromesse di quelle delle zone a) ma molto simili e senza che sia stata ricostruita e verificata il sistema di smaltimento;
    c)- Zone di completamento al di fuori del centro storico e delle periferie nelle ex zone c di edilizia residenziale estensiva fortemente antropizzate e realizzate in massima parte in forma abusiva e poi sanata con le sanatorie ex-legge 47/85 e 724/94 dove i sistemi di smaltimento sono del tipo a sub irrigazione e senza possibilita di realizzare sistimi di smaltimento con riutilizzo come prospettati nell’articolo.
    Si è dell’opininione che prima di tutto si dovrebbe provvedere a obbligare l’edificazione con sistemi di riutilizzo a partire da subito delle nuove edificazioni. Premiando nel contempo chi provvede eliminando o riducendo notevolmente i costi e le tasse che si pagano e invogliando anche chi ristruttura tramite forme di finanziamento agevolato che facessero divenire convenienti l’adozione di tali sistemi.
    Nel frattempo pubblicare quide pratiche esecutive e invogliare le pubbliche amministrazioni a cominciare a pensare il risanamento a tratto delle reti e dei sistemi fognanti per raggiungere in un tempo adeguato 5 – 10 anni un sistema nuovo con risparmi energetici e minori consumi.

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Trackbacks & Pingbacks

  1. […] Per il contenimento dei carichi ambientali è opportuno porre un’attenzione sempre maggiore al contenimento dei rifiuti liquidi prevedendo, anche in fase progettuale, sistemi per il recupero e il riutilizzo delle acque piovane, grigie e nere (Vedi art. “Come contenere i rifiuti liquidi per l’abbattimento dei carichi ambientali“). […]

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