Il consumo di suolo in Italia, pubblicate le stime complessive nel Rapporto ISPRA 2019

Obiettivo della pubblicazione è quello di monitorare i dati del consumo in Italia sensibilizzando l’attenzione pubblica verso una politica di salvaguardia del nostro paesaggio

Presentati, durante una conferenza stampa al Senato, i dati 2019 del Rapporto ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sul consumo di suolo in Italia. Tale dossier sarà oggetto di un evento presso il MAXXI di Roma il prossimo 21 settembre.

Il rapporto 2019 sul consumo del suolo

In particolare, dal documento si evince che nelle aree urbane ad alta densità solo nel 2018 abbiamo perso 24 m² per ogni ettaro di area verde; in totale, quasi la metà della perdita di suolo nazionale dell’ultimo anno si concentra nelle aree urbane, il 15% in quelle centrali e semi-centrali, il 32% nelle fasce periferiche e meno dense.

La cementificazione avanza senza sosta soprattutto nelle aree già molto compromesse, il valore è 10 volte maggiore rispetto alle zone meno consumate:

  • a Roma, ad esempio, il consumo cancella, in un solo anno, 57 ettari di aree verdi della città (su 75 ettari di consumo totale)
  • record a Milano dove la totalità del consumo di suolo spazza via 11 ettari di aree verdi (su un totale di 11,5 ettari)
  • in controtendenza Torino che inverte la rotta e inizia a recuperare terreno (7 ettari di suolo riconquistati nel 2018).

Il fenomeno non procede di pari passo con la crescita demografica: ogni abitante italiano ha in “carico” oltre 380 m² di superfici occupate da cemento, asfalto o altri materiali artificiali, un valore che cresce di quasi 2 m² ogni anno, con la popolazione che al contrario diminuisce sempre di più. È come se nell’ultimo anno avessimo costruito 456 m² per ogni abitante in meno.

Il consumo di suolo in città ha un forte legame anche con l’aumento delle temperature: dalla maggiore presenza di superfici artificiali a scapito del verde urbano, infatti, deriva anche un aumento dell’intensità del fenomeno delle isole di calore.

La differenza di temperatura estiva delle aree urbane rispetto a quelle rurali raggiunge spesso valori superiori a 2°C nelle città più grandi.

A livello generale lo screening del territorio italiano assicurato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente segna in rosso altri 51 Km² di superficie artificiale solo nel 2018, in media 14 ettari al giorno, al ritmo di 2 m² ogni secondo.

Anche se la velocità sembra essersi stabilizzata è ancora molto lontana dagli obiettivi europei che prevedono l’azzeramento del consumo di suolo netto (il bilancio tra consumo di suolo e l’aumento di superfici naturali attraverso interventi di demolizione, deimpermeabilizzazione e rinaturalizzazione).

I dati delle singole città/Regioni

Roma, con un incremento di superficie artificiale di quasi 75 ettari, è il Comune italiano con la maggiore trasformazione, seguito da:

  • Verona (33 ettari)
  • L’Aquila (29)
  • Olbia (25)
  • Foggia (23)
  • Alessandria (21)
  • Venezia (19)Bari (18)

tra i Comuni con popolazione maggiore di 50.000 abitanti.

Tra i Comuni più piccoli, si distingue Nogarole Rocca, in provincia di Verona, che ha sfiorato i 45 ettari di incremento.

Più della metà delle trasformazioni dell’ultimo anno si devono ai cantieri (2.846 ettari), in gran parte per la realizzazione di nuovi edifici ed infrastrutture e quindi destinati a trasformarsi in nuovo consumo permanente e irreversibile.

Il Veneto è la Regione con gli incrementi maggiori +923 ettari, seguita da Lombardia +633 ettari, Puglia +425 ettari, Emilia-Romagna +381 ettari e Sicilia +302 ettari.

Rapportato alla popolazione residente, il valore più alto si riscontra in Basilicata (+2,80 m² /ab), Abruzzo (+2,15 m² /ab), Friuli-Venezia Giulia (+1,96 m² /ab) e Veneto (+1,88 m² /ab).

Consumo del suolo in Italia

Consumo del suolo in Italia

I rischi legati ad un consumo del suolo eccessivo

Ma il consumo di suolo, non necessariamente abusivo, cresce anche nelle aree protette (+108 ettari nell’ultimo anno), nelle aree vincolate per la tutela paesaggistica (+1074 ettari), in quelle a pericolosità idraulica media (+673 ettari) e da frana (+350 ettari) e nelle zone a pericolosità sismica (+1803 ettari).

Negli ultimi sei anni, secondo le prime stime, l’Italia ha perso superfici che erano in grado di produrre tre milioni di quintali di prodotti agricoli e ventimila quintali di prodotti legnosi, nonché di assicurare lo stoccaggio di due milioni di tonnellate di carbonio e l’infiltrazione di oltre 250 milioni di m³ di acqua di pioggia che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde aggravando la pericolosità idraulica dei nostri territori.

Il recente consumo di suolo produce anche un danno economico potenziale compreso tra i 2 e i 3 miliardi di euro all’anno dovuti alla perdita dei servizi ecosistemici del suolo.

Le nuove coperture artificiali non sono l’unico fattore che minaccia il suolo e il territorio, che sono soggetti anche ad altri processi di degrado come la frammentazione, l’erosione, la perdita di habitat, di produttività e di carbonio organico, la desertificazione.

Gli obiettivi europei

Una prima stima delle aree minacciate è stata realizzata dall’ISPRA per valutare la distanza che ci separa dall’obiettivo della Land Degradation Neutrality, previsto dall’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Dal 2012 al 2018, le aree dove il livello di degrado è aumentato coprono 800 km² , quelle con forme di degrado più limitato addirittura 10.000 km² .

ISPRA e SNPA, all’interno del progetto europeo SOlL4LIFE, stanno lavorando con le Regioni alla realizzazione di Osservatori Regionali sul consumo di suolo, ai quali spetterà il compito di supportare, con il monitoraggio del SNPA sul consumo di suolo, le attività di pianificazione sostenibile del territorio.


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