Condono edilizio e limiti volumetrici, ecco quando la costruzione va demolita

Condono edilizio e limiti volumetrici, ecco quando la costruzione va demolita

Condono edilizio e limiti volumetrici: non è possibile condonare se l’abuso supera il 30% della volumetria assentita o 750 m³, a prescindere dalla destinazione

Il limite volumetrico di 750 metri cubi per il condono edilizio, previsto dalla legge 724/1994 (secondo condono), è applicabile a tutte le opere, senza distinzione tra residenziali e non.

Così si è espressa la Corte di Cassazione con la Sentenza 31955/2015 circa una domanda di concessione in sanatoria e relativi limiti volumetrici consentiti.

Condono edilizio e limiti volumetrici della legge 724/1994

La legge 724/1994 introduce un nuovo condono edilizio per le opere realizzate successivamente al condono del 1985.

In particolare il nuovo condono è applicabile in base a 3 diversi criteri relativi a:

  1. tempo, ossia alle opere realizzate entro il 31 dicembre 1993
  2. stato dei lavori, ossia alla opere che risultano ultimate
  3. limiti dimensionali, ossia alle opere i cui limiti dimensionali non eccedano una volumetria di 750 metri cubi ovvero gli ampliamenti non superiori al 30% della volumetria assentita

Condono edilizio e Sentenza Cassazione 31955/2025

Il caso in esame riguarda la domanda di sanatoria relativa a un manufatto a destinazione commerciale con volumetria superiore a 750 m³, edificato ex novo in zona sottoposta a vincolo ambientale.

Il Comune formulava il relativo diniego e ne ordina la demolizione.

Il responsabile dell’abuso propone ricorso, sostenendo che il limite volumetrico di 750 m³ fissato dalla legge 724/1994 (art. 39, comma 1) non sarebbe valido se riferito agli immobili ad uso non abitativo.

Nel ricorso esposto viene fatto esplicito richiamo alla Circolare 2241/1995 del Ministero dei Lavori Pubblici secondo cui il limite volumetrico per l’ammissibilità della sanatoria si applicherebbe alle costruzioni abusive a carattere residenziale e non a quelle destinate ad altri usi.

Ad ulteriore sostegno, una pronuncia della Cassazione (9598/2012) in cui si affermava che il limite volumetrico dei 750 m³ sia attuabile solo alle costruzioni residenziali.

Pertanto, a detta del ricorrente, la sanatoria doveva essere concessa in quanto l’immobile in oggetto ha destinazione commerciale e non residenziale.

Di parere contrario è la Corte di Appello secondo cui il limite volumetrico di 750 m³ (di cui alla legge 724/2015) è applicabile anche agli immobili aventi destinazione non residenziale.

Oltre ad escludere ogni efficacia vincolante della Circolare ministeriale, ha sottolineato che, da una puntuale lettura dell’art. 39 della legge 724/1994, si evince che nell’individuare gli immobili oggetto di sanatoria non si effettua alcuna distinzione in relazione alla destinazione degli stessi. La distinzione sulla destinazione d’uso delle opere riguarda solo il calcolo della sanzione.

In conclusione la Cassazione ha respinto il ricorso e confermato la validità dell’ordine di demolizione in quanto, indipendentemente dalla destinazione dell’edificio, non è possibile ottenere il condono edilizio se l’abuso supera il 30% della volumetria originaria o i 750 metri cubi.

 

Clicca qui per scaricare la Sentenza di Cassazione 31955/2015 (condono edilizio)

 


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