Condono edilizio o demolizione, cosa succede se non si paga in tempo la multa?

No al condono edilizio, ok alla demolizione delle opere abusive se non si pagano in tempo le rate dell’oblazione e degli oneri concessori. Il CdS chiarisce che i termini di pagamento sono tassativi

Se non si pagano in tempo le rate dell’oblazione e degli oneri concessori relativi alla domanda di condono edilizio, scatta l’ordine di demolizione.

A chiarirlo è il Consiglio di Stato nella recente sentenza 1514/2018.

I fatti

Al fine di sanare la realizzazione di un’opera abusiva (2 abitazioni al primo piano, realizzate come sopraelevazione di un preesistente immobile), i proprietari presentano nel 2004 un’istanza di condono ai sensi dell’art. 32 del dl 269/2003, convertito nella legge 326/2003 (secondo condono edilizio).

Nel 2010 il Comune respinge l’istanza di condono contestando il mancato pagamento dell’esatta cifra relativa alla prima rata dell’oblazione e degli oneri concessori, nonché il mancato pagamento della seconda e della terza rata.

In mancanza della sanatoria, l’amministrazione ritiene abusive le opere realizzate e nel 2011 emette l’ordinanza di demolizione, come “atto dovuto”.

I proprietari impugnano il diniego di sanatoria e la relativa ingiunzione a demolire, ricorrendo al Tar.

Tar Napoli

Esaminato il caso, i giudici di primo grado ritengono che il ritardato pagamento della seconda e della terza rata di oblazione comporti di per sé il diniego del condono e, a seguire, l’ordine di demolizione delle opere abusive.

Infatti, i termini tassativi previsti dalla legge 326/2003 (secondo condono edilizio) per il pagamento di oblazione e oneri concessori sono:

  • 10 dicembre 2004 per la prima rata
  • 31 maggio 2005 per la seconda
  • 30 settembre 2005 per la terza

I proprietari propongono ricorso al Consiglio di Stato.

La decisione del CdS

Il Consiglio di Stato ritiene che il punto fondamentale della questione sia il mancato pagamento della sanzione nei termini previsti dalla legge, da cui scaturisce il legittimo ordine di demolizione da parte dell’amministrazione comunale.

La legge sul condono ha introdotto, infatti, una deroga alle norme che disciplinano l’assetto del territorio, motivata dalla necessità di reperire risorse finanziarie attraverso le oblazioni richieste per concedere la sanatoria. Questo ha significato solo se, entro un periodo di tempo ben definito, si realizzano tutte le condizioni disposte dalla legge, altrimenti comporterebbe di non ottenere i ricavi finanziari auspicati.

Quindi, ha chiarito il CdS, i termini di pagamento sono tassativi.

Inoltre, secondo un orientamento giurisprudenziale condivisibile:

Il tardivo versamento della seconda e della terza rata della somma dovuta a titolo di oblazione è di per sé solo sufficiente a fondare la legittimità del provvedimento amministrativo di reiezione dell’istanza di condono edilizio (in tal senso, anche C.d.S., sez. VI, 13 febbraio 2013, n. 894).

Pertanto, a fronte del diniego del condono, l’ordinanza di demolizione si configura come provvedimento dovuto (sentenza dell’Adunanza plenaria 17 ottobre 2017, n. 9).

Nel caso in esame, gli appellanti hanno costruito senza titolo una sopraelevazione che comprende due nuove abitazioni. Si tratta di un intervento qualificabile senza dubbio come nuova costruzione e necessita, quindi, della concessione edilizia, ad oggi il permesso di costruire. Pertanto, in mancanza del titolo edilizio, e del diniego della domanda di condono, le opere devono essere considerate abusive e pertanto da demolire.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza 9 marzo 2018, n. 1514

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