Compensi CTU, è legittimo legare la parcella al valore di vendita del bene?

Compensi CTU: per il Tribunale di Vicenza è incostituzionale la norma che lega la parcella al prezzo di vendita effettiva. La decisione alla Consulta

Con la circolare 45/2017 il CNI ha segnalato l’ordinanza 849/2016 del Tribunale di Vicenza circa i compensi per consulenti tecnici d’ufficio, CTU.

I giudici chiedono alla Corte Costituzionale di pronunciarsi in merito alla questione di legittimità costituzionale dell’art. 161 delle disposizioni di attuazione del Codice civile (Giuramento dell’esperto e dello stimatore), modificate dalla legge 132/2015.

Ai sensi della legge 132/2015 i compensi dei periti estimatori devono essere calcolati sulla base del prezzo di vendita effettiva (e non di stima) dell’immobile. E’ vietato, inoltre, liquidare ai professionisti acconti superiori al 50% del compenso calcolato sul valore di stima; la loro liquidazione avviene solo in caso di effettiva vendita dell’ immobile.

La Corte Costituzionale dovrà quindi esprimersi circa la conformità alla Costituzione dell’art.161.

Il parere del Tribunale di Vicenza

Secondo il giudice che ha sollevato la questione, la norma sarebbe irragionevole per 3 motivi:

  • la liquidazione del bene avviene sulla scorta del valore di vendita finale, quando viene chiesto di effettuare la stima del valore di mercato
  • viene preso come valore di riferimento il valore di vendita, un’entità non pronosticabile a priori che dipende da fattori imponderabili da parte dell’esperto
  • l’aleatorietà degli eventi, che possono incidere sul valore finale dell’aggiudicazione, sono indipendenti dalla condotta o dalle capacità di previsione del professionista

Pertanto, in seguito alle modifiche apportate dalla legge 132/2015, la norma appare in contrasto con l’art.41 e 117 della Costituzione: limita irragionevolmente la libertà di iniziativa economica, sia perché lega il compenso al valore di vendita, sia perché rinvia la liquidazione alla vendita del bene, consentendo la liquidazione di acconti non superiori al 50%.

In definitiva, non si considera il diritto del lavoratore a ricevere un compenso adeguato e proporzionale alla mole e alla qualità della prestazione svolta, in violazione dell’art. 36 della Costituzione.

Si attende ora che si esprima la Corte Costituzionale.

 

Clicca qui per scaricare l’ordinanza del Tribunale di Vicenza n. 849/2016

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