Lavoratori edili: ok alla liberalizzazione dei contratti

L’Ispettorato del Lavoro chiede di controllare l’applicazione del contratto collettivo, ma non la reale corrispondenza tra mansione svolta e ciò che è previsto dal contratto

Nella circolare n. 7 del 3 maggio, inviata dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro (cioè dal Ministero del Lavoro) alle sedi provinciali, ai Carabinieri, all’INPS ed all’INAIL, viene riportato che:

il personale ispettivo dovrà svolgere un accertamento sul merito del trattamento economico/normativo effettivamente garantito ai lavoratori e non un accertamento legato ad una formale applicazione del contratto sottoscritto dalle “organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”.

In pratica viene chiesto agli ispettori di verificare il rispetto dell’applicazione dei contratti di categoria, senza tuttavia accertare che la mansione svolta corrisponda al relativo contratto collettivo.

Tale circolare sembrerebbe quindi liberalizzare, nei fatti, la contrattualistica dei lavoratori edili.

L’Ispettorato richiama cioè i suoi funzionari a una “verifica sostanziale” delle norme lavoristiche:

In altri termini, atteso che la disposizione in parola chiede il “rispetto” degli “accordi e contratti collettivi stipulati da organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, si ritiene che anche il datore di lavoro che si obblighi a corrispondere ai lavoratori dei trattamenti economici e normativi equivalenti o superiori a quelli previsti da tali contratti, possa legittimamente fruire dei benefici normativi e contributivi indicati dall’art. 1, comma 1175, della L. n.296/2006; ciò, pertanto, a prescindere di quale sia il contratto collettivo “applicato” o, addirittura, a prescindere da una formale indicazione, abitualmente inserita nelle lettere di assunzione, circa la “applicazione” di uno specifico contratto collettivo.

La reazione dell’ANCE e dei sindacati edili

Al riguardo il segretario generale di Fillea Cgil ha dichiarato:

Se l’interpretazione letterale è quella di una “tana libera tutti” ai contratti collettivi, allora l’Ispettorato si sta attribuendo una competenza che non gli è propria, sta andando contro l’ordinamento lavoristico e sta mandando un messaggio di una gravità enorme, soprattutto in un settore come l’edilizia che soffre il contratto il dumping di tantissimi contratti impropri. Chiederemo immediatamente all’Ispettorato di ritirare la circolare  perché suggerisce che siamo di fronte a una sorta di salario minimo in cui quello che conta è che tu abbia un contratto sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil; ma se hai il contratto di 12 euro l’ora oppure un contratto di 5 euro l’ora di un’altra categoria non conta. 

La nota è molto ambigua e sembra quasi scritta da due persone diverse. Nella prima parte dice che bisogna entrare nel merito del contratto, come se dicesse agli ispettori che quando entrano in un cantiere edile devono verificare che il lavoratore, indipendentemente dal contratto, deve essere pagato per il lavoro edile. Il problema è che nella seconda dice l’esatto contrario, e cioè che per essere in regola basta un qualsiasi contratto firmato da Cgil, Cisl e Uil. E questo significa una liberatoria totale inaccettabile.

Nei giorni successivi anche la presa di posizione dell’Ance, che attraverso il suo portavoce dichiara:

chiederemo un incontro urgente con l’Ispettorato per chiedere spiegazioni sulla circolare, e subito dopo ci rivolgeremo al ministero. 

L’indicazione che l’organo di vigilanza controllato dal ministero del Lavoro ha dato ai suoi ispettori ha suscitato immediate preoccupazioni, sia tra le imprese di costruzione dell’Ance sia tra i sindacati edili. Il motivo è semplice: la circolare, in estrema sintesi, dice che nei luoghi di lavoro gli ispettori devono verificare il rispetto dell’applicazione dei contratti di categoria, ma senza però preoccuparsi che la mansione svolta corrisponda al relativo contratto collettivo. L’indicazione rappresenta una sorta di tzunami nei cantieri, dove l’oneroso contratto nazionale dell’edilizia deve contrastare – con molta difficoltà – la concorrenza di altre forme contrattuali decisamente più “light” sotto il profilo contributivo. È come dire che il giardiniere può eseguire gli scavi o il metalmeccanico può fare muri. 

Aggiunge il vicepresidente dell’Ance:

Noi diciamo che il contratto si applica per intero e in modo uguale per tutti. E poi diciamo anche che il sistema bilaterale è il punto di forza del sistema edile: in questo modo il sistema bilaterale lo facciamo crollare.

 

Clicca qui per scaricare la circolare dell’Ispettorato

 

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