Cessione di volumetria (asservimento): si applica il criterio della vicinanza

Una sentenza del TAR Puglia chiarisce che la cessione di volumetria è possibile solo tra lotti contigui, anche se non confinanti o adiacenti

Con la sentenza n. 1594/2018 il TAR Puglia ritorna sull’annoso problema della cessione di volumetria, ribadendo che è possibile tra lotti contigui anche se non confinanti.

I fatti in breve

Un’imprenditrice pugliese proprietaria di suoli agricoli ha impugnato il diniego di rilascio di permesso di costruire per la realizzazione di una casa rurale con annesso rustico e recinzione.

A sostegno del ricorso ha articolato i seguenti motivi di ricorso:

  • violazione dell’art. 51 lett. g) L.R. n. 56/80 e del PRG
  • eccesso di potere sotto vari profili.

La proprietaria ha contestato l’illegittimità dell’atto impugnato, in quanto adottato sul falso presupposto della non computabilità al fine del raggiungimento del lotto minimo, pari a 5.000 mq, della volumetria dei suoli di sua proprietà, trattandosi di suoli non adiacenti, ma separati da una via.

Il TAR premette che:

la cessione di cubatura o asservimento è un istituto utilizzabile in sede di rilascio di permesso di costruire, in presenza di particolari condizioni e limiti, per cui può avvenire solo tra fondi contigui, necessariamente compresi nella medesima zona urbanistica ed aventi la stessa destinazione urbanistica.

In particolare, la giurisprudenza amministrativa ha da tempo chiarito che, affinché l’asservimento sia possibile, i fondi

devono essere contigui, nel senso che, anche qualora non si riscontri la continuità fisica tra tutte le particelle catastali interessate dalla nuova costruzione, sussista pur sempre, comunque, una effettiva e significativa vicinanza tra i fondi asserviti (TAR Salerno, II, 19.7.2016, n. 1675).

Per il TAR è rilevante che il rapporto tra area edificabile e volumetria realizzabile nella zona di riferimento resti nei limiti fissati dal piano, risultando del tutto neutra l’ubicazione degli edifici all’interno del comparto.

Ne deriva che è certamente consentito computare la superficie di un lotto vicino, ai fini della realizzazione, in un altro lotto, della cubatura assentibile in quello asservito, indifferentemente dall’ubicazione degli edifici, poiché  l’interesse dell’amministrazione è il rapporto tra superficie edificabile e volumi realizzabili nell’area di riferimento e, cioè, dell’indice di fabbricabilità fondiaria.

Il Tribunale, nel ritenere fondato il ricorso, ribadisce quindi che non è richiesta la materiale adiacenza dei fondi in esame, essendo invece condizione necessaria e sufficiente la loro contiguità (ossia vicinanza), nonché la loro insistenza nella medesima zona urbanistica, con relativa, identica destinazione urbanistica.

 

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