Esclusione da una gara di appalto, solo se le irregolarità fiscali sono definitivamente accertate

L’esclusione da una gara di appalto è dovuta solo in caso di irregolarità fiscali definite con sentenza del giudice tributario non più appellabile

Il Consiglio di Stato della Regione Sicilia con la sentenza n. 758/2019 chiarisce quando un debito con il Fisco di un’impresa può causare l’esclusione da una gara di appalto.

I fatti in breve

Il Consorzio per le autostrade siciliane ha indetto una procedura aperta per l’aggiudicazione, secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, dell’appalto del servizio di sorveglianza attrezzatura per interventi urgenti ed assistenza al traffico.

Alla procedura hanno partecipato quattro concorrenti.

La seconda classificata propone ricorso al Tar Sicilia avverso l’aggiudicazione poiché l’impresa aggiudicataria avrebbe omesso di dichiarare un debito con il Fisco al momento di partecipare alla gara.

Il Tar, con sentenza n. 2259/2018, ha accolto il motivo di ricorso principale, annullando l’aggiudicazione.

La ditta aggiudicataria propone ricorso contro la decisione del Tar dinanzi al Consiglio di Stato della Regione Sicilia poiché:

alla data di scadenza del termine di partecipazione (22.11.2017) l’impresa non avesse contezza del debito, dal momento che le cartelle esattoriali le sono state notificate successivamente (il 20.12.2017), e comunque lo ha rateizzato appena le è stato possibile farlo.

Le premesse del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato premette che:

dagli atti di causa risulta come, alla data di scadenza del termine di partecipazione alla gara, la ditta aggiudicataria non fosse stata ancora destinataria di alcun atto impositivo o di alcun atto di esecuzione di una pretesa fiscale vantata nei suoi confronti dall’amministrazione finanziaria. E’ infatti documentato che le cartelle esattoriali, attestanti l’esistenza di un debito fiscale, peraltro di non secondaria rilevanza (parliamo di quasi 140.000 euro), le siano state notificate solo il 20.12.2017 e il 22.2.2018, laddove invece il termine di partecipazione era scaduto il 22.11.2017.

Se quindi, sul piano formale, al momento di partecipare alla gara la ditta non aveva ricevuto alcun atto recante un accertamento fiscale ovvero una richiesta di pagamento, è tuttavia da sottolineare che le cartelle notificate siano state emesse all’esito di un controllo di tipo automatico a fronte di un debito a suo tempo dichiarato (e quindi in teoria già esistente) dall’interessato ma poi non versato (ovvero non adempiuto) nei tempi prescritti.

Da questo dato il Tar avrebbe tratto il convincimento che:

  • la ditta conoscesse la propria situazione fiscale già alla data di presentazione della domanda di gara
  • di tale situazione fosse (già) irregolare in ragione di un debito risalente ad alcuni anni prima
  • di tale irregolarità non avesse dato notizia alla stazione appaltante, mostrandosi così reticente.

La decisione del Consiglio di Stato

I giudici di Palazzo Spada rilevano come la disciplina nazionale in tema di esclusione dalla gare per irregolarità fiscale sia molto garantista nei confronti del privato e non del tutto coordinata con il diritto tributario.

Rilevano infatti, in senso escludente, solamente i debiti fiscali definitivamente accertati, per tali intendendosi quelli non contestati in giudizio nei termini di legge ovvero se contestati confermati dal giudice tributario sulla base di una sentenza non più soggetta ad impugnazione.

Con la conseguenza che la proposizione di un ricorso dinanzi alla competente commissione tributaria (o di un appello o di un ricorso per cassazione), quand’anche manifestamente infondato, è comunque sufficiente a determinare (a perpetuare) la non definitività del debito e, in ultima analisi, a permettere nelle more la partecipazione alle gare, oltre tutto, a scapito degli altri concorrenti che siano invece (del tutto) in regola con il fisco (e magari, proprio per tale ragione, impossibilitati ad offrire ribassi oltre una certa misura).

Si intende, quindi, secondo la legislazione in materia di contratti pubblici, che qualunque debito, per quanto rilevante in termini economici, purché (e finché) ancora oggetto di un giudizio tributario (proponibile o) pendente, non potrà essere motivo di esclusione ai sensi dell’art. 80, co. 4, codice dei contratti del 2016.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza

 

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1 commento
  1. Jetmir Baha
    Jetmir Baha dice:

    Salve! La decisione è corretta dì non escludere il partecipante dalla gara finché questo debito al fisco non è definito da un giudice. vorrei aggiungere anche un clausola quando questo debito non è stato creato dall’impresa ma da un evento fuori della sua volontà! Esempio! Impresa dipendente autonomo! Fallimento di un cliente con fattura non saldata di 10.000€, viene rubato il veicolo con tutte le attrezzature con valore 40.000€, assicurazione non risponde al furto perché ha stipulato il contratto solo RC per via di impossibilità di fondi, Danno 50.000€ + 20.000€ iniziali per ripartire l’attività! totale 70.000€ appalto di 30.000€ debito al fisco 30.000€ accertati. !? Quindi per mio parere da aggiungere la motivazione del debito al fisco non derivante dal crisi di mercato! Solo se il debito derivante da eventi straordinari incolumità naturali e vandalismo l’impresa non deve essere scualificata in quanto non è un debito per una mal gestione o previsione del attività!

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