Edifici scolastici a rischio sismico: il Comune non è obbligato a chiuderli!

Cassazione: il Comune non ha l’obbligo di chiudere una scuola con basso indice di sicurezza sismica, purché programmi i lavori di adeguamento

Con la sentenza n. 21175/2019 della Corte di Cassazione viene chiarito che le amministrazioni comunali non sono obbligate a chiudere gli edifici scolastici a basso rischio sismico purché programmino i lavori di adeguamento sismico.

I fatti in breve

Un Procuratore della Repubblica presenta ricorso in Cassazione contro l’ordinanza del Tribunale di prime cure che aveva annullato il decreto col quale il GIP aveva disposto il sequestro preventivo di una scuola d’infanzia comunale, nell’ambito di un procedimento avviato nei confronti del sindaco e dall’assessore del Comune.

I soggetti sopra nominati erano stati indagati perché, per le rispettive competenze, avrebbero indebitamente rifiutato di far chiudere la scuola per ragioni di sicurezza pubblica. Infatti essi avrebbero, secondo l’accusa, omesso di dichiarare l’inagibilità di detta scuola materna nonché di provvedere all’immediata chiusura della stessa previa adozione di ordinanza urgente ex art. 54 dlgs n. 267/2000.

L’edificio aveva, infatti,  un indice di rischio sismico pari a 0,26, di gran lunga inferiore al limite minimo di 0,6 previsto dalle NTC 2018 con riguardo a interventi di miglioramento sismico su edifici esistenti.

L’ordinanza del Tribunale

Secondo l’ordinanza del Tribunale, che annullava il sequestro, era in ogni caso:

escluso che la normativa vigente imponga l’obbligatorietà della messa fuori servizio dell’opera non appena se ne riscontri l’inadeguatezza rispetto alle azioni ambientali non controllabili dall’uomo e soggette ad ampia variabilità nel tempo ed incertezza nella loro determinazione, sicché i proprietari o i gestori delle singole opere, siano essi enti pubblici o soggetti privati, sono chiamati a definire e programmare i provvedimenti più idonei, commisurati alla vita naturale nominale restante dell’opera, alla sua classe d’uso e alla disponibilità di risorse ordinarie o straordinarie allo scopo destinate.

Da ciò consegue, ad avviso del Tribunale, che la non rispondenza di costruzioni preesistenti agli indici di sicurezza sismica posti dalle NTC non determina di per sé un obbligo di intervento di salvaguardia rilevante ai sensi dell’art. 328, comma 1, del codice penale.

Per il Tribunale, inoltre:

il mero carattere probabilistico astratto del parametro espresso dall’indice di sicurezza sismica non assumerebbe una valenza autonoma, trattandosi della definizione di un rischio diacronico che proietta la sua funzione sul piano della programmazione degli interventi edilizi necessari all’adeguamento sismico piuttosto che su quello della diagnostica del rischio attuale

Il ricorso in Cassazione

Il Pubblico Ministero nel presentare ricorso contro l’ordinanza sottolinea come il Tribunale avrebbe dovuto considerare che dagli elaborati tecnici redatti su incarico del Comune emergono importanti criticità strutturali dell’edificio, che non lo rendono idoneo a fornire le necessarie garanzie in caso di sisma e, a fronte delle quali, si evidenzia il dovere di azione del sindaco ai sensi dell’art. 54 del Testo Unico Enti Locali (TUEL).

I rappresentanti del Comune invece sottolineano che:

l’immobile pur astrattamente vulnerabile in caso di terremoto, è munito di agibilità perché è stato adeguato sotto il profilo statico nel 2015. Inoltre, le pertinenti norme tecniche (NTC del 2008 e del 2013) non impongono, pur a fronte di un basso indice di sicurezza sismica, alcun obbligo di intervento, ma piuttosto un dovere di programmazione, nel caso di specie puntualmente adempiuto

Per la Cassazione il ricorso è inammissibile perché: “si limita ad assumere la sussistenza in quel provvedimento di un’autonoma valutazione degli elementi che ne costituiscono il necessario fondamento, senza peraltro individuare in alcun modo i passaggi del decreto impositivo della misura ritenuti allo scopo rilevanti ed anzi prefigurando l’esistenza in quel provvedimento di un mero richiamo per relationem alla richiesta del p.m. e agli atti di indagine, tanto per quanto riguarda i profili espositivi del fatto, che per le ragioni ritenute idonee a supportare l’applicazione della misura”.

Nei fatti, la Corte di Cassazione ha approvato la decisione del Tribunale che non imponeva al Comune la chiusura dell’edificio ma richiedeva solo una programmazione degli interventi di adeguamento sismico.

 

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