Bonifica amianto, spetta al proprietario o al locatario?

Gli obblighi di bonifica amianto gravano sul proprietario dell’immobile, a seguito della risoluzione del contratto con l’utilizzatore. I chiarimenti arrivano dal Tar Lombardia

La messa in sicurezza e lo smaltimento di rifiuti contenenti amianto è un’attività imputabile al proprietario che detiene l’immobile nel momento in cui si verificano le condizioni che impongono la bonifica amianto.

L’acquirente di un immobile con amianto subentra nell’obbligo di controllo, sorveglianza e manutenzione.

Così si sono espressi i giudici in una recente sentenza del Tar Lombardia 572/2017 in materia di rimozione dell’amianto.

Il caso

Il caso esaminato riguarda il ricorso presentato da una banca proprietaria degli immobili e dell’area su cui sorge un insediamento produttivo, per l’annullamento dell’ordinanza sindacale.

Il Comune (ai sensi dell’art. 192 del dlgs 152/2006, in tema di divieto di abbandono dei rifiuti) ha imposto alla banca ricorrente, in qualità di proprietaria degli immobili e dell’area interessata, la messa in sicurezza e smaltimento dei rifiuti contenenti amianto.

Nel dettaglio dispone di provvedere:

  • entro 15 giorni dal ricevimento della notifica del provvedimento alla messa in sicurezza dei rifiuti contenenti amianto
  • entro 60 giorni dal ricevimento della notifica del provvedimento allo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto

L’ordinanza trae origine dal verbale di sopralluogo redatto dall’Arpa da cui si evince la presenza di lastre ondulate di copertura in cemento amianto appoggiate a terra lungo la recinzione.

La banca avanza, quindi, ricorso presso il Tar Lombardia evidenziando che l’acquisto delle aree avveniva solo per locazione finanziaria; gli immobili venivano concessi in locazione ad una società che si occupava di lavorazioni galvaniche, sino a che il Tribunale di Brescia risolveva il contratto e ordinava di lasciare i locali per inadempimento nel pagamento dei canoni.

Secondo la ricorrente, in base ad un’applicazione distorta dell’art. 195 del dlgs 152/2006, sono stati ingiustamente ordinati una serie di condotte alla società ricorrente per il solo fatto di essere proprietaria dei beni, sebbene completamente estranea alla condotta inquinante.

La difesa del Comune sostiene, invece, che non poteva competere al Comune una verifica sui rapporti tra le società succedutosi sull’area; oggetto dell’ordinanza è la società ricorrente che ha omesso di vigilare sulla situazione adottando misure precauzionali.

Sentenza

In base a quanto chiarito dai giudici lombardi, la violazione del divieto di abbandono (art. 192 del dlgs 152/2006 ) in generale deve ritenersi imputabile al proprietario perché dipendono dallo stato dell’immobile e non dall’attività economica svolta in esso.

Come evidenziato dalla relazione Arpa e dall’ordinanza, stessa, le azioni da svolgere si riferiscono a coperture in cemento amianto, quali il tetto o la tettoia, e non il risultato dell’attività produttiva svolta sull’area in esame da soggetti diversi dalla banca ricorrente.

In definitiva, essendo l’immobile acquistato in leasing dalla banca ricorrente a favore dell’utilizzatore, tutti i doveri di ordinaria e straordinaria amministrazione che gravavano originariamente sull’utilizzatore, a seguito della risoluzione del contratto, ricadono sul proprietario che deve ritenersi responsabile della corretta bonifica dei rifiuti di amianto.

Il ricorso viene accolto con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza

 

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