Blocco del Bando Periferie, è caos per le gare ed i lavori già avviati

Il presidente dell’Anci insieme ad una delegazione di 24 sindaci è stato in audizione alla Camera per scongiurare il paventato blocco del Bando Periferie

Si è tenuta il 4 settembre l’audizione del presidente dell’Anci, Antonio Decaro, davanti alle Commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera, per scongiurare il blocco del Bando delle Periferie portato avanti dal ministro Toninelli, e concretizzatosi nel decreto Milleproroghe 2018 approvato dal Senato in agosto.

Secondo il presidente dell’Anci:

Difendendo la decisione di non erogare risorse per un miliardo e seicento milioni pattuite con 96 sindaci di altrettanti Comuni e Città metropolitane, risorse già oggetto di contratti stipulati al più alto livello istituzionale, hanno detto che tanto i Comuni non sono pronti. Parlando di mance e favori che il bando periferie faceva a questa o a quella amministrazione, hanno sostenuto che in realtà i Comuni non avessero diritto a quei soldi per una pronuncia della Corte Costituzionale. Beh, non è vero. Abbiamo fatto i compiti e possiamo dimostrarlo!

Ricordiamo che il bando, bloccato per effetto del decreto Milleproroghe 2018, vale 1,6 miliardi di euro ai quali vanno aggiunti un miliardo e cento milioni di cofinanziamenti pubblici e privati, essa genererebbe un valore economico di 9 miliardi di euro (tra settore edile e indotto) e una ricaduta occupazionale di 42 mila unità.

I 1.625 interventi da realizzare, su un territorio in cui risiedono quasi venti milioni di italiani, erano distribuiti in:

  • 87 Comuni 
  • 9 Città metropolitane 

Le Amministrazioni coinvolte, per mezzo di Decaro fanno sapere che:

E’ stato detto che questi interventi sono molto lontani dalla reale fase attuativa e invece, attraverso un monitoraggio promosso dall’Anci, siamo in grado di dire che i Comuni stanno lavorando, hanno già assunto impegni giuridicamente vincolanti, speso per le progettazioni e in parte anche per avviare i cantieri, anticipando i tempi di attuazione previsti dalle convenzioni firmate con la presidenza del Consiglio che prevedevano per la fine di agosto 2018 la sola progettazione esecutiva
I Comuni e le Città Metropolitane hanno dunque già sostenuto, a decorrere dalla data di efficacia delle convenzioni, spese, oneri amministrativi e gestionali, inserito nelle programmazioni triennali delle opere pubbliche tali investimenti, nei bilanci triennali le previsioni di spesa, convocato le conferenze dei servizi per l’acquisizione dei necessari pareri e autorizzazioni paesaggistiche, avviato procedure ad evidenza pubblica, assunto specifiche obbligazioni contrattuali.
Insomma i Comuni sono in fase avanzata nell’attuazione della misura.

Le reazioni della società civile

Ricordiamo che con un comunicato congiunto, del 3 settembre, da parte di:

  • Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (Anci)
  • Associazione Nazionale dei Costruttori Edili (Ance)
  • Legambiente
  • Fondazione Riuso per la rigenerazione urbana
  • Associazione Aree Urbane Dismesse (Audis)

Si sottolineava come:

 La condizione delle periferie dovrebbe essere al centro delle politiche sociali, ambientali, energetiche, sulla sicurezza e per lo sviluppo economico: non c’è formazione politica che non l’abbia affermato in campagna elettorale. Eppure la Camera nelle prossime settimane potrebbe confermare l’emendamento già approvato al Senato che sospende i fondi per la riqualificazione delle periferie in cento città italiane, a progetti avviati o approvati, tutti co-finanziati da privati

Gli interventi bloccati riguardano:

  • strade
  • risanamenti edilizi
  • sicurezza idrogeologica e sismica
  • giardini
  • parchi giochi
  • scuole
  • infrastrutture

Opere, secondo il comunicato:

indispensabili a ridare decoro ai luoghi più poveri e abbandonati in città grandi, medie e piccole. Al nord, al centro, al sud indipendentemente dal colore politico di chi li governa. Parliamo della rottura di accordi che erano garantiti dallo Stato e nei quali gli Enti Locali e i privati si sono impegnati con risorse umane, tecniche ed economiche. La rottura unilaterale degli accordi non può che avere pesanti conseguenze immediate e future, con una ulteriore perdita di fiducia di tutti verso i progetti di collaborazione tra pubblico e privato nella rigenerazione delle nostre città

Sul problema è, recentemente intervenuto anche il Consiglio Nazionale degli Architetti che ha diffuso un comunicato stampa il 20 agosto in cui si definisce l’iniziativa “sconcertante” aggiungendo come:

testimonia e conferma la superficialità e l’improvvisazione con cui vengono affrontati dai decisori politici, temi di rilevanza strategica per il futuro del Paese.

 

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