Automobile di lusso: ok agli accertamenti del Fisco mediante redditometro

Dalla Cassazione, legittimo l’accertamento del Fisco con redditometro se il contribuente non giustifica le spese di gestione dell’automobile di lusso

L’automobile di lusso fa scattare il redditometro; questo in sintesi quanto espresso dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza 16122/2018.

Il caso

Il caso in esame riguarda il ricorso presentato da un contribuente in seguito all’avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate sulla base del redditometro, ossia lo strumento fiscale per controllare il reddito presunto dei diversi contribuenti (artigiani, professionisti, tecnici, imprenditori, dipendenti, commercianti, pensionati) in riferimento al patrimonio e alla capacità di spesa.

L’Amministrazione finanziaria, infatti, aveva riscontrato un maggior reddito imponibile per l’anno 2018 in capo a un contribuente derivante, in minor parte da spese per incrementi patrimoniali e, per la maggior parte, dalle spese di acquisto e di gestione di un automobile e di un appartamento di lusso nonostante i redditi modesti.

La Ctp, e la Ctr poi, accoglievano il ricorso dando, quindi, ragione al contribuente. I giudici avevano incentrato la loro attenzione esclusivamente sulla giustificazione che il contribuente aveva fornito a fronte degli incrementi patrimoniali, senza considerare però che la quota maggiore di reddito accertato scaturiva dall’applicazione dello strumento redditometrico alle spese di mantenimento dei beni di lusso, come l’automobile.

Il Fisco proponeva, quindi, ricorso in Cassazione lamentando vizio di violazione dell’art. 38, co. 4 e 5 del dpr 600/1973 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi). In particolare, a detta del Fisco, a differenza di quanto espresso dai giudici di secondo grado, le presunzioni dell’accertamento provenienti dal redditometro hanno a tutti gli effetti valore legale; spetta al contribuente l’onere di dimostrare una situazione economica contraria a quanto emerso dal reddittometro.

Decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione, ritenuti fondati i motivi di ricorso, lo accoglie e conferma, quindi, la legittimità dell’avviso di accertamento.

Gli ermellini hanno ribadito il principio secondo cui tale modalità di accertamento (redditometro) dispensa l’Agenzia delle Entrate da qualunque prova ulteriore rispetto all’esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva, restando a carico del contribuente l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore:

in tema di accertamento in rettifica delle imposte sui redditi delle persone fisiche, la determinazione effettuata con metodo sintetico, sulla base degli indici previsti dai decreti ministeriali del 10 settembre e 19 novembre 1992, riguardanti il cd. redditometro, dispensa l’Amministrazione da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva, sicché è legittimo l’accertamento fondato su essi, restando a carico del contribuente, posto nella condizione di difendersi dalla contestazione dell’esistenza di quei fattori, l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore.

Il contribuente non avrebbe, quindi, fornito un’adeguata motivazione atta a superare le risultanze del redditometro.

La prova degli incrementi patrimoniali per l’acquisto dell’auto non è sufficiente; l’accertamento con redditometro scatta se il contribuente non giustifica le spese di gestione dell’auto di lusso. Nel caso in esame, al Fisco non bastava sapere che l’auto di lusso era stata acquistata grazie a improvvisi afflussi di denaro, come una donazione, era necessario verificare in base a quali introiti il contribuente riusciva a sostenere i costi di gestione se, ufficialmente, i redditi erano modesti.

 

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Clicca qui per scaricare l’ordinanza di Cassazione del 19 giugno 2018, n. 16122

 

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