L’ascensore è un volume tecnico: niente permesso di costruire e rispetto delle distanze

Tar Abruzzo: l’ascensore si configura come “volume tecnico” e come tale non necessita del permesso di costruire né deve rispettare le distanze legali tra costruzioni

Dal Tar Abruzzo una nuova sentenza (n. 134/2018) sul vano ascensore che conferma l’orientamento giurisprudenziale prevalente di questi ultimi anni:

l’ascensore, così come tutte le costruzioni serventi alle condotte idriche, termiche etc. dell’edificio principale, rientra fra “i volumi tecnici o impianti tecnologici” strumentali alle esigenze tecnico funzionali dell’immobile e pertanto non necessita del permesso di costruire e né deve rispettare le distanze tra costruzioni.

Il caso

Il caso in sentenza riguarda la richiesta di realizzare una piattaforma elevatrice a servizio di un fabbricato da destinare ad attività ricettiva (affittacamere dell’immobile) in area assoggettata a vincolo paesaggistico e già oggetto di oggetto di ristrutturazione edilizia, e successive varianti, con il nulla osta della Sovrintendenza.

Visto il parere negativo del Comune, la società proprietaria dell’immobile presenta ricorso contro:

  • il diniego di rilascio del parere urbanistico richiesto per la realizzazione della piattaforma
  • la nota dell’amministrazione che comunicava alla società che i lavori inerenti la realizzazione di tale piattaforma dovevano ritenersi eseguiti in assenza del titolo abilitativo e quindi abusivi

Essendo in presenza di un edificio di più piani oggetto di ristrutturazione, all’interno del quale non è possibile installare un ascensore, la società proprietaria dell’immobile aveva invocato la normativa di cui alla legge n. 13/1989, contenente disposizioni atte a favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati.

Pertanto, secondo la ricorrente:

  • c’è stata violazione del regolamento edilizio comunale, della legge regionale 75/1995, che disciplina le strutture ricettive extra-alberghiere, e soprattutto della legge 13/1989
  • è, inoltre, irrilevante il mancato rispetto della distanza minima di 5 metri dal confine di proprietà imposto dal regolamento comunale poiché il vano ascensore di cui si discute non è definibile come costruzione e quindi non assoggettabile alla disciplina delle distanze legali

La decisione del TAR

Nel caso in esame, l’ascensore risulta funzionale a superare gli ostacoli per le persone con ridotta mobilità, per la fruibilità di un immobile destinato ad attività di affittacamere, non potendo, per evidenti ragioni tecniche, essere posizionato al suo interno.

Per poter svolgere l’attività di affittacamere, l’immobile detenuto da parte della società ricorrente deve possedere le caratteristiche strutturali edilizie ed igienico sanitarie previste dalle leggi e dai regolamenti igienici edilizi comunali (art. 27 legge regionale 75/1995).

Il locale regolamento edilizio ha espressamente incluso i locali motore ascensore tra i vani accessori esterni agli alloggi unitamente ai vani scala, alle centrali elettriche, ed agli altri locali di servizio tecnico. Inoltre, l’art. 11 prescrive che tutti gli edifici devono possedere i requisiti prescritti dalla legge 13/1989 in modo da evitare impedimenti, ostruzioni ed ostacoli, indicati come barriere architettoniche, e facilitare la vita di relazione con persone dalle ridotte capacità motorie.

In giurisprudenza, inoltre, l’ascensore viene espressamente considerato:

un elemento che deve essere necessariamente previsto dai progetti relativi alla costruzione di nuovi edifici ovvero per la ristrutturazione di interi edifici (cfr Cass. Sez. II 3 agosto 2012 n.1486); pertanto l’incremento volumetrico destinato ad ospitare un impianto di ascensore, data la sua finalità tesa ad eliminare le barriere architettoniche, viene qualificato come volume tecnico (cfr C.d.S. 5.12.2012 n.6253).

Tale orientamento, come chiarito in sentenza, ha portato a delineare l’ascensore quale “volume tecnico” escludendo, pertanto, la necessità di un suo assoggettamento al previo rilascio di permesso di costruire.

In particolare, esso corrisponde a un’opera priva di qualsivoglia autonomia funzionale, anche solo potenziale, perché è destinata solo a contenere, senza possibilità di alternative e comunque per una consistenza volumetrica del tutto contenuta, impianti serventi di una costruzione principale per essenziali esigenze tecnico funzionali della medesima.

L’estraneità dell’ascensore al concetto di nuova costruzione vale anche ai fini dell’osservanza della normativa sulle distanze; è stato ritenuto, quindi, illegittimo il diniego di rilascio del permesso di costruire per il mancato rispetto delle distanze di cui all’art. 873 cod. civ., applicandosi in ogni caso la deroga di cui all’ultima parte del comma 2 dell’art. 79, dpr 380/2001:

è fatto salvo l’obbligo di rispetto delle distanze di cui agli articoli 873 e 907 del codice civile nell’ipotesi in cui tra le opere da realizzare e i fabbricati alieni non sia interposto alcuno spazio o alcuna area di proprietà o di uso comune.

In definitiva, secondo i giudici amministrativi, l’ascensore realizzato all’esterno del fabbricato deve essere considerato come un “volume tecnico” e non una “nuova opera”, con quanto ne consegue dal punto di vista dei titoli abilitativi (in questo caso è sufficiente una DIA) e il rispetto delle distanze tra costruzioni (sufficiente 3 metri).

 

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Clicca qui per scaricare la sentenza 9 aprile 2018, n. 134

 

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