Annullamento SCIA: è lecito in caso di demolizione e ricostruzione con lo stesso volume?

Annullamento SCIA: il CdS ritiene illegittimo il diniego del titolo se l’intervento prevede demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria di quello preesistente

Una società effettuava lavori di ristrutturazione in base ad un permesso di costruire rilasciato dal Comune.

Il Comune, a seguito dell’annullamento in sede giurisdizionale della variante NTA del piano regolazione generale, annullava in sede di autotutela il permesso di costruire precedentemente rilasciato.

Successivamente, veniva presentata una SCIA (segnalazione certificata di inizio attività), ma il Comune comunicava alla società il “provvedimento di divieto di prosecuzione di segnalato inizio attività“.

A questo punto la società presentava ricorso al Tar per la Campania, ma il Tribunale amministrativo lo rigettava.

La ricorrente proponeva dunque appello al Consiglio di Stato.

Sentenza del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4835/2017, si esprime sul ricorso presentato dalla società.

L’appellante ritiene che l’intervento in questione, consistente nella demolizione e ricostruzione di un edificio, è sottoposto a segnalazione certificata di inizio attività, essendo stato «per errore» inizialmente richiesto il permesso di costruire.

Ricordiamo che l’art. 3, c. 1, lettera d), del dPR 380/2001 prevede che sono qualificati interventi di ristrutturazione edilizia, tra gli altri, anche gli interventi consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica.

L’art. 10, comma 1, lettera c), dello stesso decreto individua, in modo tassativo, quali sono gli interventi per i quali è necessario il permesso di costruire e tra essi indica soltanto gli interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino modifiche dall’analisi sistematica della normativa sopra riportata risulta la fondatezza di tutte le censure sopra riportate.ella volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti, ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d’uso, nonché gli interventi che comportino modificazioni della sagoma di immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni.

Infine l’art. 22, comma 1, lettera c) dispone che sono assoggettati a segnalazione certificata di inizio attività, tra l’altro, gli interventi di ristrutturazione edilizia di cui all’articolo 3, comma 1, lettera d), diversi da quelli indicati nell’articolo 10, comma 1, lettera c..

Per i giudici di Palazzo Spada essendo l’intervento di ristrutturazione edilizia mediante demolizione e ricostruzione, senza modifica di sagoma, superficie, volume e destinazione d’uso, non è richiesto necessariamente il permesso di costruire, ma può essere realizzato mediante SCIA.

Pertanto il Consiglio di Stato accoglie il ricorso, ritenendo l’appello fondato dopo l’attenta analisi sistematica della normativa sopra riportata.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza n. 4835/2017

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