Android Things, arriva il sistema operativo Google per l’IoT

E’ in arrivo Android Things 1.0, il sistema operativo di Google dedicato all’Internet of Things: elettrodomestici intelligenti, smart speaker e oggetti connessi e gestibili da smartphone

Google sta lavorando ad Android Things da tempo (il nome originario era Project Brillo) ed ora ha finalmente annunciato l’imminente uscita della versione 1.0, pronta per l’adozione su larga scala: con essa l’azienda mette a disposizione un ambiente stabile e compatibile con tutti i propri servizi, compreso ovviamente il sistema operativo per smartphone e tablet.

Cos’è Android Things?

Si tratta di una piattaforma di sviluppo realizzata con lo scopo di facilitare la produzione di gadget smart alle varie compagnie partner sfruttando i servizi di Big G.

Google gestisce infatti alcune parti del software e le feature intelligenti con gli sviluppatori, che devono solo implementarle sui prodotti attraverso strumenti molto simili a quelli che utilizzano già nello sviluppo dei prodotti Android.

Android Things 1.0 fornisce a sviluppatori hardware e software i kit necessari per realizzare ogni genere di dispositivo connesso, su qualunque scala.

Il sistema operativo supporta su lungo termine le piattaforme hardware NXP i.MX8M, Qualcomm SDA212, Qualcomm SDA624, e MediaTek MT8516. A livello hardware saranno supportate direttamente diverse development board, tra cui Raspberry Pi 3, Intel Edison e NXP Pico.

Cosa fa Android Things

Android Things è pensato per animare elettrodomestici intelligenti, smart speaker e oggettistica connessa, ma anche per rendere eventualmente tutti questi prodotti compatibili con gli smartphone e i tablet Android e in generale con l’ecosistema di servizi Google.

Per avere un’idea della tipologia di gadget interessati dalla novità basta pensare ai primi che arriveranno sul mercato, realizzati dalle aziende che hanno potuto collaborare con la casa di Mountain View sul progetto.

I primi gadget attesi sugli scaffali saranno altoparlanti e schermi ‘smart’ prodotti da una serie di aziende come LG e Lenovo; i display intelligenti integreranno l’assistente vocale di Google, che al gennaio scorso era presente su 400 milioni di dispositivi tra smartphone e tablet, televisori e orologi, cuffie e speaker da salotto; una docking station che trasmette in cloud i dati raccolti dai dispositivi wearable collegati.

I gadget dotati di Android Things si aggiorneranno costantemente e in modo automatico (modalità over-the-air – OTA) con tutti gli ultimi correttivi forniti da Google: in questo modo, proprio come avviene con la versione standard di Android, i prodotti potranno non solo acquisire funzionalità nuove nel corso del tempo, ma anche rimanere il più possibile protetti contro attacchi di intrusione che possano mettere a repentaglio la privacy o la sicurezza di chi li utilizza.

Lascia invece perplessi la durata del supporto garantito da Google: 3 anni.

Trascorso questo periodo i dispositivi Android Things rimarranno attivi e utilizzabili ma perderanno la possibilità di acquisire nuove competenze. Se uno scenario simile è accettabile nel mondo dei sistemi operativi per smartphone, lo è sicuramente meno in una abitazione stipata di elettrodomestici smart…

Mercato e futuro

Nel mondo degli smartphone Android la fa da padrone: il sistema di Google è infatti presente sull’ 80% dei device in commercio.

La situazione invece cambia radicalmente se si parla di indossabili, dove il mondo Android non gode della stessa fama e il successo favorisce Apple, che si prende la metà dei prodotti in circolazione.

Un po’ meglio invece per quanto riguarda il mondo delle televisioni: le Android Tv infatti reggono il confronto con le avversarie, anche se sono solo seconde, dietro Samsung.

Con Android Things Google non vuole sbagliare nella corsa al mondo di Internet of Things, un settore che si preannuncia in grande crescita con 11,2 miliardi di oggetti connessi nel mondo entro fine 2018 e la cifra supererà i 20 miliardi nel 2020 (dati ricerca Gartner).

 

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