Attività produttive, ampliamenti più facili con la variante semplificata

Secondo una sentenza del Tar di Brescia l’utilizzo della variante semplificata è legittimo anche per l’ampliamento di edifici già esistenti

Con la sentenza del 14 febbraio 2018 n. 180 il Tar di Brescia ha stabilito l’ammissibilità del ricorso alla variante semplificata nel caso di ampliamento di uno stabilimento esistente, che per forza di cose non può essere fatto altrove.

I giudici hanno inoltre chiarito che in caso di ampliamento i Comuni possono condurre un’istruttoria limitata al singolo progetto che richiede la variante, senza essere tenuti a condurre un controllo di dettaglio circa la sufficienza di standard sull’intero territorio comunale.

In pratica non sono tenuti a motivare di conseguenza.

Il caso

Una società di autotrasporti (che chiameremo B) acquisisce dal comune un’area originariamente destinata a verde per la realizzazione di un box prefabbricato per deposito attrezzi (di 20 mq. e di altezza inferiore a 3 metri) e di un muro di recinzione del terreno e la trasformazione dell’area in piazzale per i mezzi della ditta.
Successivamente la società B presenta richiesta di variante urbanistica tramite procedimento di SUAP per realizzare un deposito di automezzi, oltre al progetto di costruzione degli uffici per la ditta di autotrasporti (una palazzina di 80 mq.), lo spostamento e la messa a dimora di alberi in loco, nonché l’intenzione di realizzare un parcheggio e una zona di lavaggio per autocarri (assistita dall’impianto di depurazione).

La ditta A intima al comune di effettuare le verifiche ed esercitare i poteri di autotutela in relazione alle opere effettuate oggetto della D.I.A (modifica della destinazione d’uso dell’area, violazione della convenzione urbanistica del PL, contrasto con la disciplina urbanistica, eliminazione di aree a standard nel comparto).

A questo punto il Comune diffida la società B a ripristinare lo stato autorizzato, e pervenute le controdeduzioni reiterava l’ordinanza di rimessione in pristino; la società B dava esecuzione al provvedimento.

Successivamente alla conferenza dei servizi per la verifica tecnico urbanistica del progetto di SUAP ed alla sua approvazione da parte del consiglio comunale la ditta A propone ricorso al tribunale amministrativo.

Diverse le motivazioni, tra cui

  • mancanza da parte dell’amministrazione di verifiche sull’assenza o insufficiente disponibilità di aree produttive preliminare prima di avviare un SUAP (ai sensi dell’art. 8 del DPR 160/2010)
  • ricorso alla variante semplificata considerato strumento di natura eccezionale e non facoltà dell’amministrazione di apportare varianti puntuali agli strumenti urbanistici vigenti, per soddisfare interessi di singoli imprenditori;
  • mancanza di indagine preventiva sul fabbisogno autentico di nuovi impianti produttivi e sull’impossibilità di localizzazione alternativa
  • mancanza di illustrazione da parte del Comune delle motivazioni per le quali ritiene che la posizione della ricorrente ditta A e/o dei lottizzanti non sia lesa

La sentenza

Il Tar, nel decidere di accogliere in buona parte il ricorso, ma non rispetto al ricorso avverso la legittimità dell’ampliamento con procedura semplificata.

I giudici amministrativi partono dalla considerazione che la procedura semplificata di variante urbanistica ha carattere eccezionale e derogatorio. Per tal motivo i Comuni devono accertare con precisione l’esistenza dei presupposti in modo oggettivo in relazione al singolo progetto.

Tuttavia essi non possono non considerare la motivazione che ha spinto il legislatore ad emanare tale norma: scopo della variante semplificata è infatti quella di favorire lo sviluppo delle attività produttive, dove con il termine attività produttive, secondo il Tar, devono intendersi tutte le attività di impresa.

Pertanto l’utilizzo della variante semplificata è legittimo anche per l’ampliamento di edifici già esistenti.

E’ inoltre vero che il presupposto dell’impossibilità di reperire aree deve essere puntualizzato e riferito allo specifico progetto per cui viene avviata la procedura semplificata.

Ma secondo i giudici lombardi l’iter istruttorio deve contemperare anche l’interesse del privato (e quindi la fattibilità dello specifico progetto) a favorire una comoda ed efficace espansione dell’attività produttiva: per tale ragione è irrilevante che nel territorio comunale vi siano altre aree produttive, atteso che l’ampliamento presuppone la costruzione nelle vicinanze dell’attività esistente.

La dottrina

La variante semplificata è lo strumento con cui il legislatore ha introdotto una misura di semplificazione urbanistica per agevolare l’inserimento di strutture produttive nel territorio comunale.

La disciplina della variante semplificata, prevista dall’art. 5 dpr n. 447/1998, ha carattere eccezionale e derogatorio e non può essere trasformata in una modalità ‘ordinaria’ di variazione dello strumento urbanistico generale. Affinché si possa ricorrere alla variante semplificata è necessario che ricorrano i presupposti previsti dal legislatore, e cioè:

  • l’assenza nello strumento urbanistico di aree destinate ad insediamenti produttivi
  • l’insufficienza di queste aree, dove ‘insufficienza’ deve intendersi, in costanza degli standard previsti, una superficie non congrua (e, quindi, insufficiente) in ordine all’insediamento da realizzare
  • l’esistenza di un progetto volto all’attivazione di un’attività produttiva.

In presenza di questi presupposti, colui che vuole insediare in una certa area un’attività produttiva (o vuole ampliarla) può attivare la procedura dell’articolo 8 del Dpr 160/2010 in luogo della più complessa procedura ordinaria, che vuole l’approvazione di una variante urbanistica secondo il medesimo iter stabilito dalla normativa regionale per l’approvazione del piano regolatore, con un allungamento dei tempi e l’acquisizione di pareri in forma più complessa.

La variante semplificata, invece, si concentra nello svolgimento di una conferenza di servizi, in seduta pubblica, con tutte le amministrazioni interessate, inclusa la Regione.

Se la conferenza di servizi approva la variante con l’assenso del rappresentante regionale, il verbale viene votato in Consiglio comunale.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza del Tar Brescia n. 180 del 14 febbraio 2018

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